• Titolo: Alpha Dog
  • Anno: 2005
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 113 Minuti

Trama: Ispirato alla vicenda di Jesse James Hollywood che sconvolse la California, il film è ambientato nella periferia di Los Angeles dove Johnny, un giovane boss, spaccia droga, si diverte con gli amici, partecipa a folli festini. Una persona così ha certo anche dei nemici, soprattutto quelli che non gli pagano “la roba”. In un ambiente in crisi di esaltazione la tensione cresce e Johnny e il suo gruppo oltrepassano il limite.
Una premessa: Alpha Dog ha sicuramente un pregio. È un film che racconta la piccola malavita losangelina di quartiere senza obbligatoriamente parlare degli afroamericani, di South Central, delle automobili che corrono a ritmo di Rap. Qui la musica Rap è presente, ma è utilizzata dai “Dogs” (termine, fra l’altro, molto più usato dagli afroamericani per indicare un amico) per emulare la cultura hip hop nativa, e il branco di ragazzi di origine Wasp, in cerca di ideali e di piaceri facili, risulta figlio di capricci di famiglie benestanti o di padri irresponsabili. Nel gruppo di Frankie, Johnny, Pick & Co. non c’è un leader carismatico (”Alpha Dog” significa leader), ognuno ha in momenti diversi i propri quindici minuti di celebrità. E questo è uno dei motivi per cui questi giovani sono allo sbando e compiono atti scellerati.
Il fatto reale è utilizzato da Nick Cassavetes come pretesto per un’analisi sociale (la messa in scena ha in parte un tono documentaristico) semplicistica e pretenziosa per passare poi all’azione, con uno studiato meccanismo a orologeria. Solo alcuni istanti di pausa e di riflessione, per suscitare il dubbio di una conversione. Ed ecco di nuovo il buio.
Senza pudore, il regista sconfina nel divertimento facile e in una parvenza di ostentazione, tutto per creare appeal verso il pubblico giovane, già incuriosito dalla presenza di Justin Timberlake, idolo bianco dell’ R’n'B, che dimostra di saperci fare più di qualche altro collega.
Il dramma esiste in Alpha Dog. Si annusa dal primo secondo. E la società senza ideali, tangibile, confusa, ne esce distrutta. Ma il reale qui è truccato, e noi non possiamo perdonarlo.